Ritrovato in Brianza il corpo di Lea Garofalo

Pubblicato: 6 dicembre 2012 in Crotone
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In attesa dell’esame del dna la radiografia dei denti combacia perfettamente con un referto simile in possesso della figlia Denise Cosco

Sull’identità del corpo ritrovato in un appezzamento di terreno nella campagna brianzola, a pochi km dal cimitero monumentale di Monza, non c’erano molti dubbi. Alcuni monili, tra cui un anello, ritrovati insieme al corpo appartenevano a Lea Garofalo ed erano stati riconosciuti dalla stessa figlia Denise. La conferma ufficiale arriverà solo con l’esito dell’esame del dna, ancora in corso, ma la radiografia dei denti non lascia molti margini di errore. Manca solo l’ufficialità della burocrazia, ma il corpo ritrovato in Brianza grazie alle confessioni di Carmine Venturino pare sia quello di Lea Garofalo. Sono state le recenti dichiarazioni di Carmine Venturino, 34 enne condannato all’ergastolo insieme ad altri 5 aguzzini della donna di Petilia Policastro, a riscrivere il finale di una triste vicenda di ndrangheta. Dal carcere di Milano, dove è recluso dall’aprile scorso con l’ergastolo per l’omicidio della ex collaboratrice di giustizia, Lea Garofalo, Carmine Venturino, 34 anni, prende carta e penna e scrive la sua verità sui fatti che portarono all’uccisione della collaboratrice di giustizia. Carmine Venturino, ex fidanzato della figlia di Lea, Denise, ha deciso di collaborare con la giustizia. Dalla sua cella ha iniziato a scrivere lettere per spiegare che cosa è successo. La notizia di collaborare viene resa nota a quasi due settimane dalla macabra scoperta dei resti carbonizzati in Brianza. Carmine Venturino sarebbe stato costretto a corteggiare Denise, per seguire gli spostamenti e le abitudini di Lea. Ma da quel corteggiamento ‘indotto’ sarebbe poi nata una simpatia. «la sofferenza per aver perso Denise – scrive Venturino – mi ha lasciato scelta di parlare». Infine, allude anche a «testimonianze false». Il riferimento è alla testimonianza di un compagno di cella di uno dei condannati che ai giudici ha raccontato di un piano per uccidere Lea Garofalo e per «sciogliere il suo corpo in cinquanta litri di acido». Carmine Venturino racconta la sua verità. Lea Garofalo non fu uccisa con un colpo di pistola alla nuca e sciolta in cinquanta litri di acido, ma strangolata e il suo cadavere fu bruciato e seppellito in un terreno alle porte di Monza. Era il novembre del 2009 quando Cosco attirava l’ex compagna in via Montello 6 con l’intento di parlare del futuro della loro figlia Denise. Alcune telecamere inquadrarono madre e figlia nelle ore del pomeriggio lungo i viali che costeggiano il cimitero Monumentale: sono gli ultimi fotogrammi prima della scomparsa definitiva di Lea Garofalo. Il piano per il rapimento era stato organizzato quattro giorni prima: il noleggio del furgone da un cinese di via Paolo Sarpi, l’arma del delitto, il magazzino dove svolgere l’interrogatorio e l’appezzamento dove la donna è stata successivamente fatta sparire. Sabatino e Venturino rapirono la donna in strada e la consegnarono a Vito e Giuseppe Cosco, i quali la torturarono per ore per farla parlare e poi la strangolarono, seppellendo il corpo in un terreno a due passi dal cimitero di Monza. Il 31 marzo scorso l’epilogo in Corte d’Assise di Milano. I magistrati milanesi hanno sentenziato 6 ergastoli per gli imputati coinvolti nel processo, disponendo altresì 2 anni ciascuno di isolamento diurno per Vito e Carlo Cosco, quest’ultimo compagno di Lea Garofalo, un anno di isolamento diurno per gli altri 4 imputati : Giuseppe Cosco, Carmine Venturino, Rosario Curcio e Massimo Sabatino, anche essi condannati all’ergastolo. Leggi Tutto : Ritrovato in Brianza il corpo carbonizzato di Lea Garofalo

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